PANE E PASTA


La cultura dei cereali in Calabria ha una tradizione più che millenaria, tramandatasi fino ad oggi. L'uomo nel corso dei secoli ha avuto a disposizione molte piante fra cui scegliere quelle più adatte alla sua alimentazione; dopo una selezione accurata pasta e pane, che sono ancora alla base della dieta quotidiana, vengono prodotti con farina di grano duro o frumento (Triticum durum), che in Calabria ha virtù nutrizionali accertate. Un tempo, le varietà di grano duro erano molto numerose e c'è chi ancora rammenta il "Gentil rosso", alto, duro difficile da sgranare e resistente al vento. La produzione di questo tipo di alimento è concentrata nel Mezzogiorno, mentre al Nord viene coltivato essenzialmente frumento di tipo tenero.

Così, ad esempio, il grano e il granturco del Monte Poro godono fama di ottima qualità, grazie, sia alle favorevoli condizioni climatiche che all'ottima resa. Con la farina di legumi inferiori, come le vecce, si fa una sorta di durissimo pane che viene consumato al pari di quello di segale.


Dai cerali si ottengono prodotti quali la pizzata di Nordodipace, un pane schiacciato con peperoncino, o il biscotto di grano di Reggio Calabria, una specie di frisella più povera.

I metodi tradizionali sono usati per produrre ed esportare pane calabrese in tutta Italia. Ognuno di noi può trovare il suo preferito grazie anche all'utilizzo di prodotti come le olive, la cipolla, le noci, il basilico, le castagne, che in queste zone sono state sempre abbondanti. Il pane è anche legato alle festività religiose, come la pitta, che è sempre diversa a seconda del posto e della festa: è una focaccia rotonda che si consuma a colazione, ma che può anche essere farcita con le uova nel periodo di Pasqua, con verdure ed altri prodotti nel resto dell'anno; mentre la pitta collura è una focaccia dedicata ai defunti.

I pani a cuddhura del periodo natalizio e pasquale e poi le friselle condite con olio, pomodoro crudo e origano, il pane di grano duro di Mangone, oppure la focaccia ai fiori di sambuco della provincia di Vibo Valentia. Anche la pasta regna sovrana nella cucina calabrese ed in particolare in quella cosentina. Secca o fresca, all'uovo e non, corta o lunga, con salsa di carne o di pomodoro.
Nella zona del Pollino vengono preparati, nelle comunità di origine albanese, piatti di pasta molto complessi e dal nome curioso come gli Shtridhelat dalla forma a gomitolo.

Per la lievitazione del pane e dei prodotti da forno in genere, può essere usato il lievito chimico, quello di birra ed il lievito naturale, meglio noto con il nome di pasta acida, costituito in pratica da una piccola porzione di impasto del pane conservata dalla volta precedente. La qualità della farina per la pasta dipende da vari fattori: le varietà impiegate, il tipo di lievito, la tecnica di cottura e quella di coltivazione. Ad esempio, se il grano viene mietuto a mano e sistemato in covoni, rimanendo all'aperto per alcune settimane, l'umidità notturna e le piogge attivano gli enzimi della fermentazione, da cui dipende il sapore e la digeribilità dell'alimento.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Fonte
Assessorato all'Agricoltura della Regione Calabria, Sapori di Calabria